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Strategist e artefice del primo Osservatorio su Facebook: intervista a Vincenzo Cosenza

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Strategist e artefice del primo Osservatorio su Facebook: intervista a Vincenzo Cosenza

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Con Vincenzo Cosenza, responsabile della sede romana di BlogMeter – società leader in Italia nell’analisi delle conversazioni in rete e delle interazioni sui social media – approfondiamo l’evoluzione del web

 

Parliamo di inizi, come ti sei avvicinato alla professione sul web?

 

Tutto è iniziato con la mia passione per le trasformazioni prima economiche (avendo un background di quel tipo) poi sociali e personali che la nascente internet stava determinando.

Ho fatto 3 anni in Microsoft Italia dove ho impostato il primo evento di incontro tra blogger e top manager.

Poi ho approfondito quello che oggi chiamiamo influencer marketing in Digital PR (prima agenzia italiana ad occuparsene).

Infine in Blogmeter, azienda creata da Sacha Monotti, ho affrontato gli aspetti legati all’analisi delle conversazioni e delle interazioni sul web.

 

Com’è nata invece l’idea del primo Osservatorio su Facebook in Italia?

 

Ho iniziato a bloggare nel 2005 su piattaforma Windows Live (dato che lavoravo in Microsoft) sentendo l’esigenza di fissare e condividere le mie riflessioni sui fenomeni della rete. Poi nel 2007 mi sono trasferito su WordPress e ho aperto il Blog.

Ho subito capito che Facebook sarebbe divenuto un servizio da tenere d’occhio e così ho iniziato a tracciarne l’andamento, rendendo pubblici i dati a beneficio di tutti.

 

Confrontando statistiche online hai sviluppato conoscenza di Big Data.  Credi alla loro funzione “predittiva”? E quali altre potenzialità?

 

 

Cosenza

 

 

Credo che oggi i dati siano fonte di vantaggio competitivo per le aziende.

Quindi è fondamentale la capacità di raccoglierli (in rete e da altre fonti), di analizzarli incrociandoli e farli diventare la base per decisioni di business informate (quello che oggi viene definito Data Driven Marketing).

I manager oggi, accanto alla loro esperienza, dovrebbero dare spazio proprio all’analisi dei dati e comprenderne anche il loro valore predittivo, attraverso opportuni strumenti e tecniche.

 

 

 

 

Hai scritto nel 2012 Social Media  ROI.  Come convincere anche gli scettici a investire online? E cosa è cambiato in questi anni?

 

Nel 2012 il libro aveva anche lo scopo di accompagnare gli scettici o i meno coraggiosi nell’approccio di business alla rete.

Ora per fortuna mi sembra che siano rimasti in pochi a non aver capito che essere online in maniera seria è una scelta irrinunciabile al fine di rimanere sul mercato.

 

Social Strategy, ogni social ha suoi tempi e content diversi.  Qualche strumento utile per una gestione accurata? 

 

La prima cosa che consiglio sempre è avere uno strumento per l’ascolto ossia per monitorare ciò che interessa all’azienda in rete (il proprio brand, i concorrenti, le conversazioni su un tema che riguarda il core business).

Poi con l’aumentare delle dimensioni può essere utile dotarsi di uno strumento per una gestione unificata di più social.

 

Hai un social network preferito?  E, di ognuno tra quelli più usati, mi indichi un pregio e un difetto?

 

Io uso Facebook per rimanere in contatto con le persone che conosco e per promuovere i contenuti che produco.

Uso Twitter  per seguire i flussi di notizie sugli argomenti che m’interessano e condivide le news che ritengo più interessanti.

Infine uso Instagram  per pubblicare le foto e dar sfogo alla mia passione per la fotografia.

I pregi e i difetti sono soggettivi, ma penso che Facebook sia utile per raggiungere un pubblico ampio. Twitter per pubblici di nicchia.

Ma il blog rimane la mia casa, irrinunciabile per ospitare i contenuti originali che non si vuole rischiare di perdere nel caso una delle piattaforme social dovesse scomparire.

 

 

 

Esistono delle pratiche che premiano sempre nella Content Strategy di un sito d’impresa?

 

Quello che premia è la qualità dei contenuti e l’attenzione al pubblico che decide di prestarvi attenzione (che va “ringraziato” con i contenuti stessi e con il dialogo).

 

Infine sul ruolo di Influencer online.  E’ uno stimolo e una responsabilità?

 

Scoprire di avere un pubblico, anche ristretto, che ti segue per le cose che scrivi è sia fonte di stimolo, ma anche di responsabilità.

Cerco di evitare di pubblicare a cuor leggero le mie opinioni perchè sono consapevole che possono avere un impatto sulla formazione delle opinioni altrui e sulla sensibilità di responsabili aziendali.

 

 

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Blog Content Manager and Editor. Ho lavorato come giornalista presso le redazioni de Il Denaro, del Corriere del Mezzogiorno e ho avuto un'esperienza all'Ansa Esteri. Ho co-fondato e diretto il sito Campaniasuweb.it. In ambito ufficio stampa, ho lavorato cinque anni a Philadelphia, USA, come Public relations specialist. English Guest blogger per l'acceleratore americano Bridges to Italy. Copy writer su diversi siti online.
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